..sapevamo che quella notte non sarebbe stata come le altre. La settimana precedente era arrivata Maria: appena l’hai vista la dolcezza del suo viso ti ha conquistata; l’hai guardata un attimo e poi le sei andata incontro con le mani aperte per baciare quel viso che ti sembrava di conoscere già, di avere incontrato da qualche altra parte.
Senza di lei quella notte non sarebbe stata la stessa.
Ti sei voluta coricare nella brandina che avevo allestito nel soggiorno, mentre io vegliavo il babbo nel lettino accanto al suo. Maria è stata vicina a me fino alle due del mattino e mentre lei pregava ed interpretava i movimenti delle labbra del babbo e i suoi occhi aperti rivolti verso il soffitto come un colloquio con Dio e gli angeli, io lo accarezzavo, bagnavo le labbra asciutte, gli sussurravo di non avere paura, di lasciarsi andare… che quella non era la vita che tanto aveva amato… e quei movimenti delle labbra da cui scaturiva un…mmm…mmm…forse erano dei movimenti involontari, forse erano un richiamo alla mamma mai conosciuta, forse parole incompiute su visioni da cui noi eravamo ormai definitivamente esclusi…
Alle tre del mattino ti sei svegliata come in un richiamo; hai voluto accostare il lettino vicino al suo per stringere quelle mani che per oltre 63 anni ti erano state compagne e ogni 10 minuti mi pregavi di farlo bere, di bagnare le labbra arse dall’alito che si faceva sempre più irregolare…. come quando si va in apnea.
Le ore sono scorse inesorabili, né lente, né veloci, come sempre, come tutti i giorni, ma ogni 13 secondi un respiro sembrava fermarsi, sembrava essere l’ultimo…e invece l’aria usciva dal corpo e vi ritornava …per fermarsi per altri interminabili 13 secondi e così via fino alle 6 del mattino.
Alle 8 è arrivato Riccardo e poi l’infermiera per un prelievo che ha ritenuto di non potere più fare….il tempo per le cure era scaduto….poi d’un tratto un grande respiro…la voce di Riccardo che diceva : "come il mio babbo, proprio come lui",… il tuo pianto disperato…. non ricordo esattamente il punto preciso della casa in cui mi trovavo, ma il respiro, quel profondo respiro ci ha avvolti tutti…… non lo dimenticherò mai e quando è finito le palpebre si sono chiuse per sempre, a nascondere i begli occhi verdi del babbo.
Maria, questa donna meravigliosa venuta da un paese molto lontano del nord, ci ha guidati a lavare il suo corpo, alla mamma le parti più intime, come in un rito che riannoda l’inizio della vita ricevuta con quella data ai suoi figli, con quella che stava restituendo dopo un lungo percorso di sofferenze e di disperati perché…a noi il compito di vestirlo con gli abiti della festa, le scarpe tirate a lucido, la bella camicia azzurra, la cravatta….ecco Babbo sei pronto per l’estremo saluto…l’espressione del tuo volto sembra più distesa, rilassata, i tuoi bei capelli bianchi restano un po’ ribelli….
Dio…. quanto ti abbiamo voluto bene…..
Vilmara
(alla mia mamma)









